Ti ho sentito.

Ti ho sentito. Si. L’hai detto. Una sola volta, una sola, minuscola, unica, irripetibile, timida, sfuggente, inafferrabile volta. L’hai detto.
Come faccio io, come ho fatto pochi istanti prima di te. Come non voglio fare più. Tu non lo sai, ma quando ti abbraccio e tu mi stringi, quando le mie labbra son vicine al tuo orecchio, e il tuo respiro lieve sul mio collo, le gambe intrecciate in un nodo indissolubile, il viso nascosto tra il cuscino e la tua spalla, e gli occhi serrati, io schiudo appena le labbra e pronuncio quelle parole, quelle due magiche, inutili, rare congiunzioni di fonemi. Quell’insieme di lettere che in un altra lingue non significherebbe niente. E impercettibilmente, incredula io stessa, col groppo in gola e tanta voglia di bagnarmi gli occhi di felicità, le pronuncio.
Ed è una sensazione lieve di libertà. Mi sembra di sfiorarla, mi sembra che tocchi le mie sillabe e mi dia la spinta per ripeterle ancora. Noncurante, lo faccio. Leggerezza sublime.

E’ questo quello che non so spiegare quando mi chiedi cosa sento ora, passato quel periodo in cui ci si sente adolescenti. Quelle sensazioni appena passate hanno lasciato posto a ben più profonde emozioni, non ancora all’abitudine e alla normalità, ma non più acerbe.
No, non mi manca sentirmi così.
Anche questo tempo vorrei durasse per sempre, e magari lo dirò anche del prossimo, e del prossimo ancora…
Spero solo di non annoiarmi mai, spero che tutti i momenti, tutte le fasi delle nostre vite siano diversi ed entusiasmanti a loro modo.

E poi quella canzone mi emoziona ancora, le farfalle nello stomaco svolazzano piene di vita.
E ci saranno altre canzoni, altre nuove emozioni, altri sguardi profondi, altri teneri gesti, altre dolci carezze, altri travolgenti baci, altri interminabili abbracci, altre ore veloci e altri sussurri di parole nascoste, che tu non udirai.
E io continuerò con questo mio gioco, finchè le labbra, concordi con la voce, non daranno suono a quell’espressione delicata; finchè non produrrò, incosciente, quella perfetta melodia, quell’armonia di suoni e parole che non so mettere in musica, e ti permetterò di ascoltarla.
Ma a poco servirà averle pronunciate perchè subito si sgretoleranno come polvere di luna tra le mani, e sarà come se non fosse mai successo. E staremo lì, sospesi nel momento, cercando disperatamente di tenerci saldi all’ultima emozione.
Ma sarà già spazzata via, coperta e resa muta da quell’ultima vocale, dopo di lei solo il silenzio e poi non so più…
E penso solo "let heart speak and may be quiet the mind", non ho bisogno d’altro.

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