Voi non avete mai imparato a capire.

Voi non avete mai imparato a capire.
Non capite, e invece di aprirvi al confronto vi chiudete nel vostro antico scetticismo.
Vi negate al progresso e alla crescita, rifiutate un avvenire più prospero per voi e per gli altri.
Gli altri, quelle piccole e inutili viti dell’ingranaggio, quei poveri sudditi che dovete sopportare (o educare?) nel vostro perfetto sistema immaginario.
Un modello sorpassato, invecchiato con voi dentro, conformisti e conservatori; dentro la nave finchè non affonda. Ma noi non affonderemo con voi.

Lascerò che precipitiate nelle vostre convinzioni, lascerò che chiacchieriate nei corridoi, negli studi, dentro un bar, con le vostre discussioni filosofico-letterarie astratte e prive di originalità.
Quelle stesse che volete trasmetterci, impedendoci di riflettere da soli, di andare al di là del saggio del critico di turno, impedendoci di amare a nostra volta le cose che voi avete amato, ma che per mancanza di passione non riuscite a trapiantare adeguatamente in noi.
Lascerò che impartiate ad altri giovani polli i vostri insegnamenti incompleti, immaturi, inappropriati, che vi lamentiate ancora per il basso livello rilevato, come sempre non per colpa vostra.
Lascerò che si dica di voi che siete qualificati, ma inefficaci; noti, ma disinformati; meritevoli, ma incapaci.
Lascerò che la fama guadagnata col vostro aiuto segua il suo corso lineare verso il basso.
Noi abbiamo provato a sollevarla, voi no.

Lascerò che i vostri problemi umani e le vostre frustrazioni ricadano sull’esaminato del giorno, sulle lezioni frontali, sul ricevimento scoperto.
Lascerò che vi comportiate come sempre avete fatto, abusando della posizione, prendendo decisioni collettive a vostra discrezione, non ascoltando chi non è docente e perciò non ha nulla di interessante da spartire; dimenticando che noi siamo qui per essere formati e non trattati come dei numeri o degli automi standard, con un intelligenza e delle abilità contenute in un pacchetto identico per tutti, e che riponiamo in voi piena fiducia per la nostra istruzione.

Lascerò che consideriate ogni novità una minaccia alla vostra carriera, al vostro sacro tempo retribuito, ai vostri viaggi di studio, alle vostre amate ricerche, ai ricevimenti studenti trasformati in occasione di incontro culturale col collega dello studio affianco.
Lascerò che manteniate la concezione dello studente quale scansafatiche, passivo ascoltatore, pessimo oratore. Senza chiedervi se la colpa di ciò sia effettivamente solo sua o di chi non fornisce gli strumenti e non motiva l’apprendimento.

Lascerò, infine, che viviate nel presente, nel vostro “immobilismo oppressivo”, che aspettiate risultati del vostro lavoro vanamente. Che pensiate di avere a priori sempre ragione, poichè siete laureati, intellettuali di spicco, esperti di vario genere. Perchè anche voi foste universitari, ma certamente diversi da noi, che non potremmo mai essere ventenni colti come voi.
Noi intanto penseremo al futuro, non solo al nostro giacchè non siamo politici opportunisti, ma anche a quello degli studenti che verranno, ai futuri colleghi laureandi ai quali avremmo lasciato la stessa arcaica e pietrificata situazione in cui ci troviamo ora, precaria e traballante.

Vi lascerò, dunque, cadere, ma noi non verremo giù con voi.

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