Sull’amore part. II

Fin da piccola ho sempre creduto nell’esistenza del principe azzurro, una sorta di compagno ideale con cui trascorrere la vita. Non avevo nessuna idea precisa, non potevo averne, ero troppo piccola per capire a fondo le implicazioni sentimentali. Vedevo solo che intorno a me c’era questa frenesia di “sistemarsi”, “accasarsi”, “avere una famiglia”, insomma, il mondo diceva che così dovevano andare le cose. Lo vedevo anche dai miei genitori, la storia era sempre pressappoco la stessa: due giovani si conoscono e si innamorano (innamorarsi=? piacersi? boh), si vedono di nascosto dai loro genitori (che al loro tempo avranno fatto altrettanto), e poco tempo dopo si sposano con grandi festeggiamenti. E la gente è felice di ciò.
Tutti a fare gli auguri fuori dalla chiesa, anche io, che non capisco le battute degli amici degli sposi e mi chiedo perché i più vecchi augurino alla coppia figli maschi, mi sento anche un po’ offesa. Mi piacerebbe soffermarmi sull’analisi delle singole pratiche che eseguono gli invitati a una cerimonia simile, ma penso che ora sia superfluo.

Ciò che conta è che da piccolo ti inculcano l’idea che così devono fare tutti. Alle cene/pranzi di famiglia una delle domande tipo era, classicamente: “E tu ce l’hai il fidanzatino???”. 6 anni. Ora, io da piccola ero abbastanza mostriciattolo e soggetta, per giunta mi infatuavo a tempi record di tutti i maschi che conoscevo e mi consideravano minimamente, ovviamente tenendo sempre segrete le mie passioni. Perciò è chiaro che ogni volta che mi rivolgevano quella domanda (anche qualche anno più tardi) io mi sentivo come una prematura Bridget Jones.
Ma poi tutta questa fretta? Crastuli che non siete altro. Quando poi a 17 anni si esce con qualcuno allora non va bene, troppo piccola e immatura.

Ad ogni modo, anche film e cartoni fomentavano questa bella favola del “ragazzo ideale” e del dover “stare con qualcuno” (che poi sposerai), perché altrimenti non sei figo se non hai mai baciato nessuno. Solo che c’è una contraddizione: cartoni, film e trasmissioni televisive proponevano l’ideale del vero e grande amore, grandi gesti, clamorose dimostrazioni, lunghe frustrazioni, etc… che poi portavano all’happy-ending, mentre nella tua realtà tutto questo non accadeva mai e in un certo senso veniva evitato dalla società stessa, l’importante era, davvero, “stare con qualcuno”.

Ma i più romantici e ostinati non rinunciavano a quegli ideali e riuscivano a vedere nel più cesso o nel più rozzo dei soggetti qualcosa di nobile, di cui innamorarsi, qualcosa di dorato, di magico anche. Per venire sempre rifiutati o presi per il culo, ovviamente.
Questi buoni individui hanno tentato di restare saldi al loro credo, ma il mondo è cinico e i buoni perdono.

Così dopo le fandonie dell’amore vero (quello della tua vita) ci insegnano che è tutto finto, che i sentimenti sono per i deboli, che l’amore rende schiavi e imprigiona le libertà individuali. L’amore fa schifo, ti affezioni e poi ti senti morire, è un sentimento controproducente.
Quindi, quando l’apprendimento è avvenuto, inizia a Non-amare, a intraprendere relazioni di amicizia e di coppia in maniera distaccata, quasi te ne vergognassi, quasi non ne avessi bisogno, sei un robot, un essere svuotato dai sentimenti e senz’anima. L’iperbole del misantropo.

Finché un giorno ti accorgi che stai sbagliando tutto, che amare ha migliaia di connotazioni, che lasciarsi andare è liberatorio e che non è necessario isolarsi dal mondo perché hai qualcuno al tuo fianco. E ti accorgi che tutto quel “star lontano” non ha fatto altri che avvicinare gli altri.

Allora ti insegnano, dopo le favole e la disillusione, che potrebbero aprirsi nuove strade, libere dai fantasmi del passato.
Ti insegnano, dunque, che l’amore puoi incontrarlo tante volte, puoi amare una volta sola o altre mille, che puoi star bene con diverse persone, che puoi smettere di amare, e che puoi amare alla follia.
D’improvviso trascorrere del tempo indeterminato con qualcuno non sembra poi così pauroso, e ti chiedi anche come non ti sei accorto di ciò che era così palese, come hai cambiato opinione su tante cose e rivalutato altrettante.

Forse quello che ci insegnano sono solo puttanate, teorie su cicli che si ripetono e si manifestano parzialmente.
Forse ciò che ignoriamo è che potremmo vivere anche senza i loro insegnamenti. Un “take what you please, and leave the rest to thieves”.

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