Diario di bordo III

16/11/2012, Città del Messico

Manca un mese.
Tra un mese, a questa stessa ora starò sistemando le valigie per il ritorno, immagino con un po’ di malinconia per quello che lascio ma con entusiasmo per il ritorno.

Questi mesi sono stati una magnifica esperienza, un modo per crescere e riflettere, un’ottima occasione per imparare sia da quello che vedo che da quello che ho lasciato.
Credo che più mi avvicino alla data più cresce la voglia di tornare, a volte non riesco a pensare ad altro, penso a quello che farò quando sarò di nuovo in Sardegna, a Terralba, a Cagliari per cercare casa, in Facoltà di nuovo.
Credo che se c’è un posto in cui mi sento a casa, in cui mi son sempre sentita a mio agio, oltre al mio paesino, sia proprio quella piccola città, che mi ha ospitato per gran parte dei miei studi, e che all’inizio nemmeno mi piaceva.

Non ho paura di sembrare sedentaria, credo che potrei trovare un altro posto nel mondo dove mi senta bene e a cui possa appartenere, ma mai come nella mia terra, che ho imparato ad amare proprio la prima volta che l’ho lasciata per tanto tempo. Quella volta non mi mancava così tanto, forse perché ero più giovane e con tanta voglia di scappare da lì.

Stavolta invece provo un mix di sentimenti diverso: triste per la imminente partenza, per le persone speciali che ho conosciuto e mi hanno aiutata in questo periodo, per le ricerche non ultimate a causa del poco tempo e le poche occasioni. Felice perché mi unirò di nuovo con tutto quello che mi manca, perché potrò finire quello che ho lasciato in sospeso, perché tornerò alla mia normalità, che è, devo ammetterlo, confortante.

Forse il viaggio è anche questo, non necessariamente credere che il posto dove siamo capitati sia migliore di quello che abbiamo sempre conosciuto, o disprezzare il luogo da dove veniamo perché non offre lo stesso. Per carità, ho conosciuto e visto delle cose splendide qui, con un sorriso stampato in faccia per la straordinaria scoperta, ma non penso che potrei viverci a lungo, non in questa città per lo meno, non in mezzo a tutto questo inquinamento e questo immenso caos in cui ci vuole un’ora per raggiungere un altro punto della città, non con l’insicurezza di camminare per alcune strade con brutta fama.

Ciononostante credo che devo molto al Messico, il suo strepitoso cibo, la vitalità della gente, la storia che è sotto i miei piedi, le mille diversità etniche e culturali con cui mi son confrontata, la filosofia di vita delle persone e sicuramente altri dettagli che dovrò ancora scoprire.

Mi sembra di essere arrivata solo da qualche settimana, di non essere qui da mesi, ma in una specie di breve parentesi, e quando tornerò mi sembrerà che non sia cambiato nulla, che non sia passato del tempo, che sia passato solo per me, mentre tutto il resto è rimasto fermo, identico. Che strana magia.

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