Trenitalia, i tagli e i viaggi a tariffa agevolata per gli elettori

Sabato mattina mi reco in stazione a Cagliari per tornare in paese per le elezioni e vedere i miei amici.
In biglietteria mostro la mia tessera elettorale e chiedo i biglietti per Marrubiu, vado via soddisfatta perché invece dei consueti 10 euro ne spendo solo 4. Mi dirigo al binario 6, oramai mancano 5 minuti alle 11 e il treno dovrebbe già essere lì, ma quando riesco ad avvicinarmi abbastanza noto che tutti i viaggiatori aspettano ancora sul marciapiede, esposti al rinomato vento di Cagliari. Pochi minuti dopo le voci registrate annunciano ritardi di treni in arrivo, ma sul nostro non comunicano nulla e ci guardiamo perplessi. Finalmente alle 11.15 un annuncio ci fa sapere che il nostro treno partirà con 20 minuti di ritardo. 

treno2Alle 11.25 intravediamo la testa del treno, lo guardiamo tutti con trepidazione e tiriamo un respiro di sollievo, finché giunto alla curva notiamo che quello che sta arrivando è il maledetto treno con un solo vagone. Mi guardo attorno, siamo un centinaio e mi sembra che quel treno abbia molti meno posti. Le facce dei viaggiatori sembrano molto meno rilassate.

Ci avviciniamo alle porte e quando riesco a salire mi impossesso di uno degli ultimi sedili nella carrozza, graziata dal fatto che stessi viaggiando da sola e tutti gli altri avevano almeno un accompagnatore, do uno sguardo dietro e vedo che almeno 10 persone son rimaste in piedi. Il viaggio procede lentamente sul catorcio fabbricato nel 1984 in Puglia, con l’aria condizionata un po’ troppo “a palla”, alla faccia del risparmio energetico.

Domenica sera vado in stazione a Marrubiu, accompagnata da mio padre in auto, con la valigia che si è fatta più pesante. In stazione uno dei monitor segna che il treno delle 17.00 arriverà con 20 minuti di ritardo, mi siedo nella gelida sala con una porta rotta che non può essere chiusa, per ammalarci sanamente. In poco tempo il ritardo aumenta di 20, 30, 40, 50 minuti. Alle 17.50 arriva il nostro treno, e il ciclo si ripete: trepidazione, sollievo, catastrofe. E’ di nuovo quel dannato treno dell’84. Deja vù. 

Si aprono le porte, scendono 2 o 3 persone e tutti gli altri restano su, il treno è pieno, c’è gente in piedi anche all’interno delle cabine. Sistemo la mia valigia appoggiandola a una parete del “pianerottolo” in modo che non cada, mi guardo attorno, siamo almeno 10 persone nel limbo della vettura. 

Da subito noto un clima di cordialità e autoironia nonostante la situazione farebbe incazzare chiunque. Scambio due parole con dei ragazzi saliti a Macomer, in piedi da allora (son in tutto 150 km sino a Cagliari, in piedi). Altri viaggiatori mi dicono che non è la prima volta che succede, che addirittura all’andata qualcuno ha dovuto fare trasbordo in bus, per Sassari. Un ragazzo dell’arma ci dice che venerdì sera è dovuto farsi venire a prendere in stazione a Decimo perché avevano soppresso il treno per Iglesias ed è riuscito a farsi prelevare solo all’una di notte. 

Arriviamo ad Uras, salgono altre 5 persone che si uniscono all’allegra combriccola del limbo, una signora ci chiede “Ma dentro non c’è posto?”, scoppia a ridere, e noi con lei. I racconti di altri viaggi sui treni regionali continuano, insieme a battute sul fatto che ci abbiano riservato questo trattamento per via delle elezioni e le tariffe scontate, sull’incompetenza organizzativa del personale di stazione, sui biglietti che non si possono comprare in stazione perché le macchinette automatiche non funzionano e i controllori non ci credono.

Immag0608Sangavino: altre 10 persone dovrebbero salire, riescono a dividersi tra le due porte del treno, alla fine siamo in 24, più 1 in bagno, perché non solo siamo diventati esperti in tetris con valigie e buste, ma abbiamo anche imparato a ottimizzare e dividere lo spazio nel migliore dei modi. Next level.

Arriviamo a Villasor, oramai ci manca solo il mirto per completare la festa improvvisata sulla vettura. Dopo un rapido sguardo del controllore allibito dal numero della gente sul treno ripartiamo per Decimo. Molti di noi si riappropriano di un po’ di spazio vitale e finalmente si può respirare. La festa sta finendo, sappiamo tutti che a Cagliari dovremo scendere e dividerci ognuno per il suo cammino, dopotutto abbiamo condiviso una gioiosa e indimenticabile avventura sul treno-scatoletta FdS. Partono le ultime occhiate e sorrisi, insieme all’incertezza di quale lato del treno si affaccerà sul marciapiede.

Santa Gilla, Uci, il binario…il treno si ferma e siamo tutti un po’ tristi in realtà, quasi quasi non scenderemmo mai più dal trenino magico, ma dobbiamo andare, allora ci salutiamo, con la certezza che, prima o poi, Trenitalia ci regalerà altri magnifici e irripetibili momenti come quello, soprattutto a partire da Marzo, quando saranno soppressi 19 treni in tutta l’isola, un modo come un altro per favorire la mobilità interna, in automobile.

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2 pensieri su “Trenitalia, i tagli e i viaggi a tariffa agevolata per gli elettori

  1. stefanoaranginu

    Quando lo stesso treno si è fermato ad oristano, con un’ora di ritardo, era già pieno. Ci hanno fatto salire su un pullman, che ci ha portato a Cagliari. Il ritardo è stato giustificato con il fatto che “non riuscivano a far salire la gente” dentro il treno, e questo già da Sassari. Il Signor Trenitalia ci regala sempre tante belle avventure.

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