Mollo tutto e vado a . . . Curcuris: le inspiegabili ragioni.

Quando si sente una storia come la mia viene spontaneo chiedere «Ma cosa diamine vi ha spinto a fare una scelta del genere? Come siete finiti laggiù? Cosa ci fai?». A molti può apparire una scelta controproducente, anzi, devo ammettere che, anche a me, al principio, era parsa una decisione poco saggia, ma le opzioni e le possibilità si erano ridotte al punto che ce ne restava solo una: Curcuris. D’altra parte non era possibile vivere a oltranza in case in affitto, e con la vicina pensione (o cassa-integrazione) di mio padre non potevamo lasciar passare troppo tempo. Così, per la fine del 2013 era già tutto formalizzato: casa acquistata con mutuo regionale e lavori di ristrutturazione in corso. Risparmiando sul prezzo dell’immobile abbiamo potuto fare le modifiche che desideravamo, senza spese di manodopera, della quale mio padre si è fatto personalmente carico.

Una simile soluzione non sarebbe stata possibile nel nostro territorio d’origine, il Terralbese: abbiamo cercato per quasi un anno di comprare casa a Terralba o nei paesi limitrofi, ma gli importi non si confacevano alla nostra disponibilità, nemmeno mettendoci tutti i nostri risparmi, e spesso ci imbattevamo in proprietà che sarebbero state meglio impiegate se trasformate in macerie. Prezzi proibitivi per una famiglia monoreddito e finanziamenti ridotti ci hanno fatto ripiegare su zone più economiche quali Medio Campidano e Marmilla, dove abbiamo scoperto che i Comuni mettono a disposizione degli incentivi per combattere lo spopolamento ed è più semplice ottenere un aiuto economico per le ristrutturazioni.

La svolta è arrivata a Gennaio, quando ci siamo ufficialmente trasferiti nel centro storico di quel piccolo paesino ai piedi dell’Alta Marmilla. Da subito i vicini sono stati cordiali e disponibili, abbiamo anche ricevuto un informale benvenuto dall’amministrazione. Indubbiamente, non è un paradiso, non è perfetto e i servizi sono pochi, ma ci si abitua, dopotutto è accogliente e rappresenta qualcosa di nostro.

È ovvio che, 5 anni fa, ipotizzando il mio futuro mi vedevo in qualunque parte del mondo, in posti che avevo già visitato o su cui sognavo a occhi aperti, mi immaginavo ovunque, ma non avrei mai pensato di finire qui, appena dopo la laurea, in attesa di ripartire. Non è certo la situazione desiderabile per chi ha vissuto tanto tempo in un paese che, tutto sommato, ha imparato ad amare e odiare, di cui conosce bene strade e personaggi, dove si hanno abitudini ormai radicate. Non sono mai stata tra quelle persone che disprezzano il paese in cui vivono (pur conscia dei suoi difetti e dei suoi limiti), desideravo fare qualcosa per renderlo un posto migliore e finché ho potuto ho provato a dare il mio contributo. Avevo anche iniziato a pianificare qualcosa con delle amiche, un progetto per promuovere il territorio, mettendo in gioco le nostre capacità e la nostra voglia di fare.

Durante i miei periodi all’estero ho sempre sentito la mancanza del mio paese, dei suoi luoghi, delle persone e del mio modo di viverci. Una volta ho sentito dire che capisci di avere una casa se quando la lasci provi una sensazione incontrollabile: ti manca e basta. E questo è quello che ho sentito ogni volta che ho lasciato Terralba, per incomprensibile e insensato che possa sembrare. Perciò, nonostante risieda a una ventina di chilometri da lì e ci passi solo i weekend, non smetterò mai di considerarla casa.

Tuttavia, guardo il mio vecchio paese con un po’ di amarezza e delusione. Andarsene non è stato facile per nessuno di noi, ma le circostanze ci hanno obbligati a farlo. È difficile credere che non siamo riusciti a trovare una casa adatta a noi nel secondo paese più grande della provincia, in costante crescita in quanto a servizi e negozi, ma con un mercato immobiliare che si addice più a una città che a un paese di provincia. Basta vedere gli annunci sui siti web delle agenzie, o chiedere in giro i prezzi delle case che espongono i cartelli, per rendersene conto. Di questi tempi è quasi impossibile investire sugli immobili di Terralba e della sua area, anche gli affitti sono aumentati parecchio. Magari questa tendenza è in linea con quella generale, ma non me ne intendo granché di economia e lascio ad altri le dovute analisi. Ad ogni modo, ritengo che una riflessione sia d’obbligo: quante persone sono disposte a lasciare la propria residenza in un centro urbano per poter realizzare un sogno e permettersi, dopo anni di sacrifici, una casa propria? Non credo che siamo stati, né saremo gli unici e, da quello che ho potuto vedere, non esiteranno in pochi a fare questa scelta.
È come se i piccoli paesini stessero lentamente e silenziosamente recuperando terreno sui grandi comuni, una rivincita insolita ma, a mio parere, incombente.

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