Midnight thoughts

Una delle cose che mi lasciano più perplessa del genere umano è la sua capacità di rivolgere le stesse domande o usare le stesse constatazioni a ripetizione, senza accorgersi per niente di essere fuori luogo, di poco tatto o in un loop di idiozie e luoghi comuni. Alcuni, credo posseggano una memoria selettiva, per la quale dimenticano qualunque regola del vivere bene comune.

Penso che per nessuno di noi sia facile sfuggire agli incontri casuali di conoscenti per strada, ancora più difficile è essere evasivi su certi argomenti. Il mio tormentone del momento è, ovviamente, la vita a Curcuris. Ormai, chiunque mi trovi per strada a Terralba o chi, in generale, non mi vedeva da un po’, non può evitare di fare quella domanda, posta addirittura prima del sempreverde “Come stai?” o il classico “E stai lavorando?”. Io so che la curiosità è tanta, ma non crediate che non mi accorga di quello scherno appena accennato – non sempre privo di malizia -, di quella sottile provocazione legata a un senso vago di superiorità. Una risposta sgarbata non cambierebbe nulla e una sarcastica potrebbe non essere colta.

Così, vi do quello che volete sentire, parole scritte nella mia mente da mesi, che sono costretta a pronunciare per compiacervi, per farvi stare sereni e appagati. Ma voi mi tentate, andate in profondità e non vi accontentate di quelle poche parole. Arrivate a compatirmi, a sviscerare i miei presunti pensieri, a immedesimarvi in me, l’ultimo stadio evolutivo della conversazione (eppure credevo di aver studiato bene). Quella compassione vi si legge proprio in faccia, ma come faccio a dirvi che è inutile, che potete tenerla in serbo per un funerale o un’auto bruciata? Che così non fate altro che andare nella direzione sbagliata tirando fuori dei fantasmi che ho già scacciato? Perché io ho imparato a combattere i miei mostri ben prima che voi vi preoccupaste della mia “condizione”. Non capisco nemmeno come ora sia finita al centro di discorsi altrui, quasi come una rockstar, un esempio da tirare in ballo, o semplicemente un pettegolezzo da esibire in vicinato mentre si prende il fresco. Ma quand’è che la mia vita tutto a un tratto s’è fatta così interessante? E io che credevo fosse noiosa e senza colpi di scena.

Fino a qualche tempo fa credevo di non avere nemmeno più nulla da scrivere, di non avere più sogni. Credevo di aver ceduto alla monotonia e alla tristezza di qualcosa che non ho scelto io, di sentirmi stretta e sbagliatissima in questo posto, di aver perso tutto ciò che avevo immaginato di fare, vicina alla depressione postlauream. Invece, nonostante questo sia, tutto sommato, inevitabile, ho scelto di non sentirmi come tutti si aspettano, mantengo il mio malsano ottimismo, a dispetto di tutto, e più che mai quando tutto va a rotoli, stringo forte le corde di questa instabile altalena. La vita è ironica, e io ho imparato a ridere delle mie sventure prima che di quelle degli altri.

Non so che succederà nella mia vita ora, tantomeno che ne sarà della mia ipotetica carriera, ma sono pronta a cogliere con entusiasmo tutto ciò che di positivo avverrà, e incasserò i colpi nel modo più sereno possibile. Forse sto scrivendo tutto ciò solo perché mi aspetto di vedere un uragano all’orizzonte, e quando arriverà verrò a rileggere queste righe, per ricordarmi di me. Se il prezzo da pagare per vivere in un posto che non riuscirò mai ad amare è la presa di coscienza di chi sono in questa fase della mia vita e lo sviluppo di una forza interiore che non sapevo di avere, allora, per il momento, terrò duro.

Ma non nascondo di volermene andare da qui, non necessariamente lontano, voglio solo poter ritrovare piacere nella solitudine, nel decidere cosa cucinare per cena o chi invitare per un caffè, quanto tempo starmene da sola in camera o fuori a leggere. Ho nostalgia di quella lieve libertà che il vivere in un’altra casa, in un posto che bene o male piace, porta con sé. In attesa che questo succeda, resisterò, impegnando il tempo in qualunque attività mi dia modo di evadere, di essere almeno con i pensieri da un’altra parte, perché sono sempre in viaggio e ho ancora tante lacrime da spargere sulla tastiera per illuminarmi gli occhi e con quelli tenere lontano il buio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...