Goodbye misantropia (for now)

98837-Anti-SocialPer tantissimo tempo, non saprei specificare se mesi o anni, ho sempre ritenuto di essere fondamentalmente una persona che non sopporta la gente e che preferisce isolarsi piuttosto che stare in mezzo ad altri essere umani, i sintomi erano piuttosto evidenti e in certi giorni particolarmente accentuati.

Ho passato molti momenti da sola, godendomi fino in fondo la solitudine in casa o fuori, facendomi i fatti miei, coltivando i miei interessi o semplicemente dedicandomi all’ozio sfrenato sul divano di casa. Ho spesso rifiutato di uscire anche quando a chiedermelo erano i miei più cari amici, perché la prospettiva di una serata a casa, davanti al camino, mi sembrava più piacevole. La verità è che non trovavo motivante né interessante uscire per incontrare persone. So che i miei amici, leggendo queste parole si potrebbero risentire, ma è una di quelle cose su cui voglio smettere di mentire a me stessa e agli altri, ma soprattutto a me stessa, per quanto possa suonare cinico e antipatico, è la nuda verità. Non credevo di potermi divertire a sentire e condividere racconti o pettegolezzi, a discutere di attualità e interessi, tutto mi dava la nausea e mi faceva sentire nel posto sbagliato. Coccolare il gatto, fare zapping, leggere fino all’una di notte, fare ricerca per la tesi, navigare senza meta, erano un ottimo programma alternativo, senza contare il fatto che il solito bar e le solite facce mi avevano ormai annoiato allo sfinimento, sia che mi trovassi nel mio paese che a Cagliari. Non che mi aspettassi che ogni serata fosse “leggendaria”, ma quella routine non era più invitante per me, non era stimolante.

Non mi piaceva stare con la gente, in sostanza, non sapevo parlarci, né ascoltare, non riuscivo a scherzarci, anzi, facevo delle clamorose figuracce per il mio sarcasmo che non veniva recepito. Quello che avevo da dire mi sembrava inutile e privo di interesse per gli altri. Odiavo tutto e avevo la sensazione che tutti mi odiassero. Ero certa che quella fossi io, e chissà come, andavo fiera di questa parte di me che costituiva una fase precisa, che so bene quando è iniziata, e credevo sarebbe stata definitiva.

Ma così come ogni favola che si rispetti, – o, in genere, come ogni fase che arriva al termine- , di colpo, o forse progressivamente, qualche potere sconosciuto mi ha tramutato in una persona meno scontrosa e acida. Un po’ come la Bestia si ritrasforma in un bellissimo principe, ad eccezione del fatto che non avevo ricevuto alcun bacio che mi facesse mutare in un essere splendido.
Tuttavia, qualcosa era cambiato, da estrema asociale ho iniziato ad avere un grande bisogno di socialità, di parlare, di condividere, di ascoltare, di interessarmi alle storie degli altri, di partecipare e di coinvolgere. Ho aperto occhi e orecchie, e per quanto al mondo ci sia molta merda, ho iniziato a vedere anche dell’oro. Ho capito che stare da soli è bello, è piacevole e utile, e sarei ipocrita se nascondessi che amo ritagliarmi dei momenti solo per me, in realtà, la maggior parte delle ore delle mie giornate le trascorro tra le mie attività e i miei pensieri. Ma ho bisogno di un time-out da me stessa, ogni tanto. Ho imparato che alcune cose posso farle da sola e mi danno molta più soddisfazione, ma se per altre devo chiedere il supporto di altri o solo la compagnia, non c’è nulla che mi impedisca di farlo, e non per questo mi sento meno indipendente o forte. Ho iniziato a sentirmi meno inadeguata in mezzo a persone che conosco appena, ho smesso di rinchiudermi nel mio piccolo mondo delle amicizie sicure e fisse e ho fatto ingresso in un mondo più ampio di conoscenze. Non avrei mai pensato di esserne capace, di slegarmi dalle mie convinzioni e dalla mia chiusura mentale verso gli altri. Tanto meno avrei mai immaginato di sentirmi stimolata e motivata a uscire di casa propriamente per vedere altre persone e passare qualche ora in compagnia, tanto da risentirmi un po’ se la serata salta. Ma ciò che mi ha sorpresa di più è stato l’ulteriore cambiamento che questa situazione ha scatenato: tutta questa ritrovata socialità ha riattivato tante idee e progetti che avevo riposto nel cassetto, mentre ne sono sorti dei nuovi. Credo che, per la situazione che mi ritrovo a vivere, non ci sia altro rimedio che questo per stare bene e non impazzire o cadere nella paranoia più pura. Per salvarmi devo tenere la mia mente attiva e concentrata su qualunque cosa possa costituire un piacere, un sollievo anche momentaneo.

Questo è il punto del post in cui, solitamente, tiro le somme e concludo con qualche bella metafora ottimista. Oggi credo che sia superfluo analizzare pro e contro, è solo la constatazione di uno stato di cose, probabilmente di scarso interesse per i più.

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