Di tè al limone, pioggia e una canzone

Due anni fa, dopo il passaggio di Cleopatra sul mio paese, avrei voluto spiegare in qualche modo le sensazioni di quei giorni, il lavoro svolto dai volontari, tutti gli sguardi delle vittime dell’alluvione, carichi di infinite emozioni, e quel forte senso di solidarietà che si è insediato sin dai primi attimi. Nulla mi sembrava appropriato, ho sempre pensato fosse un po’ arrogante pretendere di parlare di un avvenimento tanto impressionante e traumatico non avendolo vissuto in prima persona, visto che la mia casa non era nella zona allagata, ma in genere quando qualcosa mi colpisce non riesco a lasciar cadere la penna.

Un anno dopo, seguendo le vicende di Genova e preoccupata dalla pioggia che non smetteva di cadere, ho avuto il timore che quell’evento potesse ripetersi. Così, delle parole hanno iniziato a scivolare via, i versi aumentavano e il risultato fu un componimento fatto di strofe e chorus. Senza rendermene conto, mentre scrivevo iniziai a intonare ciò che avevo scritto, lo registrai e lo inviai a Marco. Nessuna particolare ragione mi spinse a farlo, volevo solo condividere qualcosa che sapevo avrebbe capito senza troppe spiegazioni.

Era un pezzo tremendamente lungo, non era pensato per essere una vera e propria canzone. Nonostante ciò, a Marco piacque e mi disse che avremmo dovuto registrarla.

Non mi sono mai sentita all’altezza di poter fare una cosa simile, ma la base che Marco mi mandò dopo solo poche ore mi commosse tanto che pensai di poter fare un tentativo, uno solo, per una buona causa, per lasciare qualcosa che tenesse vivo il ricordo di quanto accaduto, che ci facesse arrabbiare e desse la forza di reclamare quanto dovuto.

Le fasi di registrazione si protrassero per alcuni mesi a causa dei reciproci impegni, con l’aggravante che non risiedevo più a Terralba e riuscivo a recarmi lì solo poche volte al mese. Era la prima volta che mi trovavo davanti a un microfono e all’inizio non ero per niente a mio agio, infatti, Marco, leggendomi come chi mi conosce da 20 anni, introdusse una piacevolissima abitudine: pausa a metà pomeriggio con  tè al limone, per rendere tutto meno formale e ridurre il mio perenne stato ansioso. Più andavamo avanti, più ero sicura di quello che stavamo creando, discutevamo di ogni minima modifica trovando sempre un compromesso che mettesse d’accordo il mio attaccamento al testo e il suo estro creativo.

Tutto il testo è un racconto delle diverse fasi vissute il 18 Novembre: a partire dall’arrivo silenzioso dell’acqua nelle nostre strade, l’abbandono forzato delle case, il ritorno alle stesse e il duro lavoro per liberarle dall’acqua e dal fango. Sensazioni e pensieri dei protagonisti sono rappresentati nei chorus, che costituiscono la parte più introspettiva. La canzone si chiude con una riflessione su quanto accaduto e con la speranza di non venire più sommersi in questo modo, nonostante il timore non sia ancora svanito.

In quei versi ho raccolto le mie sensazioni e ciò che mi è stato raccontato dalle persone incontrate al centro smistamento in quella freddissima settimana di Novembre, arricchito dalle testimonianze a cuore aperto di alcuni amici le cui case e vite sono state colpite dalla muta Cleopatra.

Il testo è in inglese non perché lo volessi a tutti i costi, ma perché è così che “ha deciso” di nascere, così come tante altre cose che ho scritto e che continuo a scrivere. E’ semplicemente la lingua che meglio riesce a interpretare le mie riflessioni e a tramutarle in qualcosa di apparentemente sensato e piacevole alle mie orecchie. 

A Maggio 2014, abbiamo caricato il pezzo su YouTube. La canzone accompagna un video che include immagini girate da Graziano Atzori il 19 Novembre 2013, alcune foto di Terralba e Uras trovate sul web che ritraggono la situazione di quei giorni, e alcune parti girate da noi stessi durante le fasi di registrazione.

Ecco:

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Musica: Marco Siddi
Testo: Stefania C.

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