Vetri rotti e barriere immaginarie

chants-field-mirror-4-by-alex-baker-photography

Sarebbe certamente un mondo diverso se potessimo gettar via quella maschera sociale che mettiamo su ogni volta che usciamo dalla nostra stanza, da casa nostra, che entriamo in ufficio, a scuola, che incontriamo gli amici. Ho come la sensazione che non sempre le persone intorno a me siano davvero quello che ci fanno vedere.
Suvvia, dopotutto, ognuno di noi ha dei segreti: passioni, idee o dettagli della nostra vita che non condividiamo, se non quelle rare volte che ci sentiamo sicuri di poterci aprire, di voler confidare e affidare un pezzo di noi a qualcuno che, in un determinato istante, merita la nostra fiducia. Con il rischio di pentircene poco dopo, perché siamo imperfetti e capita che ci facciamo trascinare e lasciar illudere.

È anche così che restiamo scottati, che posizioniamo quel vetro a specchio tra noi e la realtà, o tra noi e le persone. Costruiamo la nostra faccia sociale pezzo per pezzo, la rinnoviamo persino, periodicamente, che non si dica che siamo noiosi e non cambiamo mai.

Un giorno, però, accade qualcosa di inverosimile: tutto ciò che sappiamo di una persona si sgretola, lo specchio viene giù e cade pesante ai nostri piedi, siamo travolti da verità sconvolgenti, sputate velocemente senza il tempo di metabolizzare ciò che ci è stato rivelato. Guardiamo la persona che abbiamo davanti ed è come se la vedessimo per la prima volta, tutti i suoi silenzi si riempiono di significato e gli occhi, liberi da quella patina, ci appaiono finalmente nel loro colore naturale. La nostra visione si amplia, diventa più completa e reale, la nebbia di disperde. Increduli, facciamo domande a raffica e stiamo ad ascoltare, attenti, ma ancora sotto shock.

Il nostro amico ci ha appena messi davanti a una realtà che non ci sognavamo minimamente, che nonostante gli indizi non potevamo davvero vedere e, forse, ci sentiamo anche un po’ stupidi per non aver capito, oltre che essere stupiti dalla sua tenacia nel tenersi strette quelle confessioni. Ci sembra di essere a un punto di non ritorno, dietro di noi il Grand Canyon e di fronte un immenso deserto, come un database formattato da riempire d’accapo.

Cosa succede ora, ora che abbiamo ricevuto il privilegio di intascarci qualche byte da quel disco deframmentato? Accade che non cambia nulla, non è la nostra vita a essere al centro di questa mutazione, noi stiamo solo a guardare, continuiamo a essere attori marginali che ogni tanto pronunciano qualche battuta fuori copione.

Eppure, una nuova consapevolezza si insinua in noi: l’idea che riuscire a tener su quella barriera trasparente e spessa per così tanto tempo e così bene, richieda un grande sforzo. Buttarla giù sembra semplice solo perché una volta scheggiata si polverizza velocemente, ma provocare quel piccolo graffio ci è certamente costato.

E io? Faccio bene a stare al riparo?

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