Splash!

girl jump water splash

Avevo scordato gli occhiali da sole e non riuscivo a sollevare lo sguardo oltre il suo mento, tutto il resto era un incandescente alone biancastro. Una nuvola si posizionò finalmente davanti al sole e mi resi conto che mi guardava fisso mentre parlavo. Mi sentii talmente in imbarazzo che rimasi interdetta per un secondo. Senza nemmeno pensarci, lasciai scivolare qualche parola, sperando non si accorgesse di nulla.

– «Dopotutto, questa città non mi dispiace. È uno di quei posti che puoi da subito chiamare casa».

– «Già, poi oggi è una giornata meravigliosa, è difficile credere sia ancora Febbraio».

Guardò verso il mare, abbozzò un sorriso e posò la tazzina sul tavolo. Si fece strada ancora un po’, addentrandosi senza difficoltà nell’oscuro abisso che dava accesso alla mia anima, riusciva facilmente a tenermi incatenata. Finii di bere il mio caffè e gli proposi di andare a fare una camminata sul lungomare, sulle nuove passerelle di legno che circondavano il porto. Mi aveva detto che da quando era tornato non aveva ancora avuto il tempo di andarci. Raccogliemmo le nostre cose, pagammo il conto e ci allontanammo dal bar.

Lungo il tratto pedonale c’erano delle piazzole con dei grandi vasi bianchi e qualche panchina. Ci fermammo presso una di queste, appoggiandoci al parapetto in legno, rivolti verso il mare. Entrambi guardavamo un punto indefinito dell’orizzonte, non c’erano elementi che potessero attirare l’attenzione, nessuna boa ondeggiante né nave al largo. Pensai che quel vuoto stava diventando pesante.

– «Comunque credo che mi mancherebbe tutto questo, se me ne andassi cercherei subito il modo di tornare».

– «Sono d’accordo. È uno dei posti migliori in cui abbia mai vissuto. C’è tutto ciò di cui ho bisogno e…»

– «E poi c’è uno con un sorriso acceso e sereno, che ogni volta che mi guarda mi vien voglia di tuffarmi nei suoi occhi, nuotarci dentro anche se non ci riesco e scoprire tutti i tesori che nasconde quell’oceano immenso».

Si scostò dal parapetto, o almeno così supposi perché lo sentii vacillare leggermente, doveva anche avere un’espressione sorpresa, ma non saprei dirlo con assoluta certezza perché tenevo gli occhi fissi sul mare, mi allungai fino alla sua linea di confine. Di tutti i modi in cui avevo immaginato di confessarglielo, quello era certamente il più inaspettato, il più sincero e il più rischioso. Già ipotizzavo scenari catastrofici, ma mi dovetti ricredere.

– «Non dirai mica sul serio? Ti giuro che il fondale è pieno di rocce appuntite, non è un buon punto da cui tuffarsi».

– «Allora tenterò la sorte, sperando di non rompermi la testa»

– «E sia, sei proprio ostinata. Quindi, che aspetti? Voglio vedere almeno un triplo carpiato».

– «Oh! Ora vedrai!»

E fu così che affogai.

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