FESTIVAL SPIRITO DI MARE, 10-12 LUGLIO, Marceddì

 Il Festival Spirito di Mare – L’onda che sfiora Marceddìcompie tre anni anni: dal 10 al 12 luglio, la borgata ospiterà letture, incontri con gli autori, presentazioni di libri, musica e il torneo di biliardino letterario, per la prima volta al festival.

Libri, musica e storie per una tre giorni di mare e cultura. Arriva la terza edizione del Festival Letterario Spirito di Mare nella bella cornice della borgata di Marceddì, organizzata dall’Amministrazione comunale di Terralba, Il Collettivo Gap e la Proloco. Un’edizione che cerca di crescere migliorando la cooperazione tra associazioni culturali, amministrazione e attività produttive del territorio.

La borgata di Marceddì

Il villaggio dei pescatori, posto al limite estremo del Golfo di Oristano, ha un’origine antica, quasi mitica. Si narra, infatti, che fu fondato dal comandante romano Claudio Marcellino, che vi si stabilì nel 478 d.C. dopo aver sconfitto i Vandali al largo dell’attuale costa oristanese: il nome Marceddì deriverebbe quindi da quello del suo leggendario fondatore. Cinto tra gli stagni di Corru s’ittiri, a nord, san Giovanni, che raccoglie le dolci acque del rio Mogoro e del rio Mannu, e lo stagno omonimo, pescosa insenatura che incontra il mare aperto, Marceddì ha ospitato popoli provenienti da tutto il Mediterraneo, a partire dal VI millennio a.C: Fenici, Punici, Romani, Spagnoli. E spagnole sono le due torri, la Vecchia e la Nuova, erette nel XVII secolo a guardia del mare. Noto anche al canonico Spano e ad Alberto Lamarmora, che ne esalta le prelibatezze ittiche, Marceddì custodisce un pezzo di memoria e di storia delle famiglie terralbesi, che approdano nella laguna alla ricerca di relax e frescura. Oggi, il nome di Marceddì è conosciuto urbi er orbi: la bontà del suo pescato, la verde tranquillità della sua pineta e la festa di Nostra Signora di Bonaria sono solo alcuni degli elementi che attirano ogni anno visitatori e turisti da tutto il mondo. Il festival Spirito di Mare ne richiamerà degli altri. 

Il Torneo di biliardino letterario

A chi non è capitato di giocare a biliardino in uno dei bar storici di Marceddì, la sera, al rientro dal mare, o in occasione della festa di Bonaria? Quest’anno, il festival Spirito di Mare ospita un’iniziativa “forestiera”, nata tra le pareti della Libreria Giufà di Roma e felicemente importata sull’isola. Le regole sono semplici, come il gioco del biliardino: 16 squadre a eliminazione diretta; ci si iscrive portando un libro nuovo; il libro dà il nome alla squadra e la squadra che vince si prende i libri. L’appuntamento è per venerdì 10 luglio alle 18 sul lungomare.

 

Il programma di Spirito di Mare

Dopo un pomeriggio trascorso a fare il tifo per il torneo di biliardino, il festival Spirito di Mare entra nel vivo del programma. Si parte alle 21.30 con il Lercio Live Show: ospite del primo incontro è la redazione sarda di Lercio.it, “sito satirico di fictional news, ovvero false notizie di taglio umoristico, comico e grottesco che fanno il verso agli articoli tipici della stampa sensazionalistica”. Special guest stars della serata AstroSamantha e Valentina Nappi.

Arrivano dall’Emilia Max Collini (Offlaga Disco Pax) e Jukka Reverberi (Giardini di Mirò; Crimea X)  per presentare la loro creatura: Spartiti. Il titolo fa riferimento all’incontro tra letteratura e musica, tra le parole di Max e le sperimentazioni di Jukka. Tutto il resto lo scoprirete venerdì alle 22.30, in piazza di Chiesa.

La giornata di sabato è scandita da diversi incontri, dalla calura della mattina al fresco della notte. Si inizia dalle 11, con il giornalista sportivo Vittorio Sanna (L’Unione Sarda, Videolina, Radiolina), che si racconta al microfono di Alessandro Biolla. Marceddì è il luogo ideale per mangiare del buon pesce fresco, ma anche per parlare di sport, e soprattutto di calcio, passione che unisce grandi e piccini, comuni mortali e nomi immortali, “da Soriano a Brera passando per Camus”, che tutto quello che sapeva della vita l’aveva imparato dal calcio. Alle 12, Bainzu Piliu (Ozieri, 1934) presenta il suo libro Cella N. 21. Il lungo cammino verso la dignità, in compagnia di Anghelu Marras, fondatore del “Sindacadu Natzione Sarda”, col quale parlerà di letteratura, politica e indipendentismo.

Trascorse le ore più calde del meigama, alle 17.30 si torna sotto le fresche fronde dei pini de sa Costixedda per la presentazione dell’ultimo libro di Gianni Usai, Operaio in mare aperto. Conversazioni su lotta, uguaglianza, libertà (Edizioni Gruppo Abele), intervistato dall’amico Stefano Benni,  scrittore, poeta, giornalista, alla sua seconda partecipazione al festival Spirito di Mare. Il libro di Usai, curato da Loris Campetti, racconta la storia di Gianni, un bracciante senza terra costretto a lasciare la Sardegna per cercare lavoro a Torino. Qui Gianni diventa operaio, entra a far parte del sindacato e viene candidato alle elezioni. Ma la carriera politica non fa per lui: meglio la libertà del mare aperto, dove Gianni impara a pescare.Tornato sull’isola, fonda  la Cooperativa Pescatori di Su Pallosu, piccolo angolo di paradiso dell’oristanese. Le gesta di Gianni Usai hanno ispirato il finto spettacolo di Sabina Guzzanti, Le ragioni dell’aragosta (2007), e il finto documentario Piccole aragoste crescono (2013).

A conclusione dell’incontro, alle 19, Paolo Albani e Paolo Nori intrattengono il pubblico del festival con letture, riflessioni ed elucubrazioni su “Istituti anomali, mattoidi italiani e altre stravaganze”. Albani (Marina di Massa, 1946) si definisce un semi-semiologo; è autore di stravaganti enciclopedie, di dizionari, racconti e romanzi; membro dell’OpLepo (Opificio di Letteratura Potenziale), cura seminari di scrittura “ri-creativa”. Nori (Parma,1963) è tra i più prolifici scrittori italiani: ha pubblicato decine di romanzi, raccolte di racconti e diari, libri per bambini, e ha tradotto le opere di alcuni dei più celebri autori russi, tra cui Chlebnikov, Gogol, Gončarov, Turgenev, Tolstoj, Charms. Entrambi i Paoli giungono a Marceddì per la prima volta.

Dopo un lauto Spuntino In Laguna (a cura del Consorzio Cooperativa Riunita della Pesca di Marceddì), che sarà l’occasione per assaggiare i deliziosi prodotti del mare, alle22.30 Paolo Nori presenta La piccola battaglia portatile (Edizioni Marcos y Marcos), in compagnia di Simone Cireddu.  Chiude la serata l’attesa estrazione dei premi della lotteria.

La domenica si apre alle 11, con la presentazione della “Nuova rivista Letteraria”, semestrale di “letteratura sociale” fondato dallo scrittore Stefano Tassinari nel 2009. L’editore Giulio Calella e il redattore Alberto Prunetti illustreranno il concetto di “letteratura sociale” e parleranno dei temi che animano la rivista.  A seguire, il semiologoFranciscu Sedda e il fumettista e scrittore Bepi Vigna solleticheranno il palato dei presenticon l’epopea mitologica e storica del piatto-simbolo della tradizione culinaria sarda: su porceddu.

Docente di semiotica all’Università di Roma “Tor Vergata” e fondatore del Partito dei Sardi, Franciscu Sedda unisce un’intensa produzione saggistica a un appassionato percorso politico. Su porceddu. Una storia dei sardi e della Sardegna è il suo ultimo libro in via di pubblicazione.

Il festival si chiude con due incontri pomeridiani: alle 17.30, Alberto Prunetti presentaAmianto, una storia operaia (Edizioni Alegre), “romanzo che racconta le vite degli operai, ma anche dei figli degli operai, una generazione che a distanza di anni è ancora lì, ferma in un’eterna incertezza e precarietà dei lavori cognitivi”. Autore giovane e impegnato, Prunetti (Piombino, 1973) ha pubblicato i romanzi Potassa (2003) e Il fioraio di Perón (2009). Collabora con diverse riviste, tra cui “Carmilla on line” e “Nuova Rivista Letteraria”.

Dulcis in fundo, la presentazione di un romanzo lagunare, vibrante, intenso: Sulla faccia della terra (Il Maestrale/Feltrinelli, 2015) di Giulio Angioni. Antropologo, docente di antropologia culturale, scrittore poliedrico e polimorfico – nel senso letterario del termine – Angioni parla con voce pacata eppure magnetica della Sardegna e racconta storie successe centinaia di anni fa ma indissolubilmente legate al presente. A cura di Myriam Mereu.

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Il festival Spirito di Mare è organizzato dal Collettivo Gap, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Terralba e la Proloco di Terralba.

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Contatti:

Facebook page: https://www.facebook.com/SpiritodiMareMarceddi

Facebook event:https://www.facebook.com/events/472339396263588/

email: info.collettivogap@gmail.com

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Articolo Nuova Sardegna: http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2015/07/07/news/lo-spirito-di-mare-ha-il-sapore-della-cultura-1.11740127

LOCANDINA

Locandina_Spirito_di_Mare_2015(Jpeg)

Etract I_ “Pura Vita”

“Invece di?”
“Di soffermarti. Perdertici dentro, viaggiare nelle sfumature. Ma abbiamo lo stesso atteggiamento rispetto a tutto quello che facciamo. C’è sempre un orologio che ci assedia con il suo ticchettio, e diecimila altre cose da pensare e da fare subito dopo. Abbiamo interi calendari srotolati davanti. Così il futuro si mangia il presente a una velocità furiosa e lo rigurgita subito nel passato, non te lo lascia mai tra le mani e davanti agli occhi abbastanza a lungo.”
“Ma non avremmo tempo per fare niente, se ci perdessimo in ogni piccola cosa come dici tu.”
“Il tempo non esiste. È un’invenzione degli esseri umani, per coordinare attività quasi tutte negative”

“Tipo?”
“Guerre o imprese industriali, viaggi di massa o spettacoli a pagamento o deportazioni o vendite su larga scala, in modo che i conti tornino sempre e non ci siano da disperdere troppe energie.”
“Davvero?”
“Sì. Lo scopo dell’invenzione del tempo è creare un senso artificiale di oggettività che scorre al di sopra e al di fuori dei sensi individuali e chiude le persone in una griglia mobile e la spinge avanti contro la loro volontà.”
“Come quando mi devo buttare giù dal letto alle sette di mattina per andare a scuola?”
“Sì. E milioni di persone sono costrette a farlo nello stesso momento, pensando di rispondere a una legge superiore. Una legge che butta giù dal letto milioni di persone e le fa sedere a tavola, le manda a lavorare o in vacanza o a dormire o a fare l’amore o a fare la spesa o a morire.”
“Ma se non ci fosse un tempo concordato come faremmo a vivere?”
“Vivremmo come si viveva prima dell’invenzione del tempo. Come si vive ancora nei pochi posti in cui il tempo non esiste.”
“Vale a dire?”
“Entreremmo nelle situazioni, e ci fermeremmo lì o le attraverseremmo e ne usciremmo come ci pare. Non verremmo incalzati e non incalzeremmo nessuno, non saremmo costretti ad appiattire esperienze fino ad azzerarle per farle rientrare in caselle sensoriali di dimensioni prestabilite. Non misureremmo più niente in anni e mesi e giorni e minuti e secondi. Non ci sarebbe nessun bisogno di interrompere e spezzare o continuare niente per ragioni esterne alle nostre.”
“Sì, ma come faremmo a darci appuntamenti o a lavorare, per esempio?”
“Lavoreremmo in altri modi. E ci daremmo altri tipi di appuntamenti.”
“Però il tempo c’è, anche senza orari e orologi.”
““Invece no. Il tempo è un’invenzione e un imbroglio.”
“Perché un imbroglio?”
“Il tempo non passa affatto. Non è un fiume, non è un nastro. Siamo noi che passiamo. E i cronometri e gli orologi e i calendari ci fanno passare a una velocità coordinata e del tutto indipendente dalle nostre percezioni. Ci trascinano con i loro ingranaggi apparentemente neutri e ineluttabili, finché non riescono a buttarci fuori dalle nostre vite.”
“Come fai a dire così? Un’ora è un’ora.”
“Prova a toglierti l’orologio e a non avere intorno nessun altro strumento artificiale di misurazione, e poi dimmi cos’è un’ora.”
“Sessanta minuti.”
“E cos’è un minuto?”
“Sessanta secondi.”
“E cosa cavolo è un secondo?”
“In che senso?”
“ Se solo smetti di pensare a una lancetta che scatta lungo una piccola scala circolare mossa da un meccanismo o da un circuito elettronico.”
“Eh.”
“Prova a dirmi quanto dura un secondo. Che confini ha.”
“Dura quanto dire u-no. I confini sono la u e la o.”
“Quello è lo spazio che impiega una lancetta a percorrere una tacca del quadrante di un orologio. Ma togliti dalla mente la lancetta e la tacca e il quadrante e l’orologio e il nome, cosa rimane?”
“Non lo so.”
“Non rimane niente. Oppure tutto. Lo spazio è aperto di nuovo, fuori dalle leggi schiaviste dell’oggettività che non esiste.”
“Ma il ciclo della luce e del buio, esistono. Il ciclo delle stagioni.”
“I cicli sono infinitamente liberi. Infinitamente. Non hanno niente a che fare con la meschinità persecutoria e riduttiva delle scale millimetrate. Li puoi estendere come vuoi, farci stare dentro tutto quello che ti pare. Tra uno spazio ciclico e uno spazio cronometrato e calendarizzato c’è la stessa differenza che c’è tra una zebra libera di galoppare per i prati e una zebra rinchiusa in una gabbia di due metri per uno in un serraglio.”

Da “Pura Vita” di A. De Carlo (pag.188, Bompiani 2007)

“Se oggi pianto i fagioli, cosa raccoglierò domani?” “Fagioli bagnati e sporchi di terra!”

" CAPITOLO 3

VIVERE E IMPARARE

"E’ soltanto scendendo nell’abisso
che riscopriamo i tesori della vita.
E il tuo tesoro è proprio lì,
dove inciampi.
E’ nella caverna
in cui temi di entrare
che puoi trovare ciò che stai cercando"
J. Campbell

Come faccio a non diventare pazzo?
Dipende da come affronti le cose.
– Non dire mai a te stesso: "Non potrò rilassarmi e divertirmi finchè…". Cerca di rilassarti e divertirti proprio mentre sei nel bel mezzo di qualche guaio!
– Chiediti sempre: " Cosa posso imparare da ciò che è successo?".
Non riusciremo mai a mettere la nostra vita, perfettamente ordinata, dentro una scatoletta. Molti vedono la felicità come una specie di miraggio lontano, come se stessero strisciando nel deserto verso un cartello, lontano, con la scritta "Felicità" pensando: "Se riuscirò ad arrivare là, sarò felice". Hanno calcolato tutto, con logica: "Ora non posso essere felice perchè dobbiamo cambiare le piastrelle del bagno, ma il mese prossimo…". E il mese dopo i bambini hanno l’influenza, la gatta è in calore, i suoceri si trasferiscono da loro per qualche tempo, e così dicono: "Forse il mese prossimo…"
STRADE
Rifletti sulla tua vita fino a questo punto e forse scoprirai il motivo per cui hai intrapreso una determinata strada nella vita. Vedrai persone nel tuo passato(insegnanti, amanti e persino estranei incontrati in aereo) che ti hanno indicato la direzione. Ti ricorderai di un libro scovato su una bancarella al mercatino che ha dato una svolta al tuo modo di pensare. Rammenterai "incidenti", cuori spezzati, malattie, fallimenti e crisi finanziarie, che ti hanno reso più forte e ti hanno insegnato la compassione. Vedrai "disastri" che ora, a distanza di tempo, ti sembreranno soltanto tante tessere di un più ampio mosaico. Probabilmente avrai l’impressione di aver imparato una serie di lezioni proprio nell’ordine giusto, e capirai che una cosa portava automaticamente all’altra..

CAPITOLO 4

"sulla persona amata"

..Amare qualcuno significa lasciarlo libero di essere ciò che desidera essere e di andare dove sceglie di andare. L’amore è consentire all’altra persona di far parte della tua vita senza condizioni…. Per avere qualcosa o qualcuno, lascia che sia libero. "

-Tratto da "Segui il tuo cuore" di Andrew Matthews.-

Un grande uomo

Ultimamente son molto presa da un libro splendido
di Andrea De Carlo "Di noi tre". Cavolo, ogni volta che leggo un suo libro vivo un periodo di cambiamenti, ha questa perfetta estrema capacità di far sembrare diversa la vita, anche se tutto resta uguale, ma permettendo stranamente di percepire le minime sfumature. E allora un semplice appartamento diventa la scena più ricca dell’intero capitolo, non soltanto per ciò che vi accade,ma per la nobiltà di linguaggio e le complete, minuziose descrizioni che fanno si che il lettore partecipi inconsapevolmente alla scena. Che grande uomo De Carlo!

 

cap.VII: "Ho guardato Misia al centro della stanza, seduto a terra in un lago di inchiostri colorati che si mescolavano con il tè e i frammenti di vetro, e il dispiacere e la delusione nei suoi occhi e sulle labbra mi producevano una fitta attraverso il cuore, dolorosa come non mi ero mai immaginato una fitta…"