Star wanderer

funtanazza4
Photo credits Milo Pinna

 

Hello, my dear
it’s been two years,
I’ve never forgotten your face.
These words I kept
inside my chest
have rocketed straight into space.

And you’ll hear I pray
you don’t walk away
my eyes are set on you.

In dreams I wake
there’s no mistake
the door is open for you.

Under the tree
we sought the sea
restoring lost memories.
You see through my eyes
aiming to sight
uncanny eclipsing binaries.

And you’ll hear me saying
don’t fly away
black holes are set to collide.

You were right
the night is bright
when dark shines I’ll let it inside.

Through time and space,
there’s no mistake,
the door is open for you.


Listen to the demo here:

 

Sight Unseen

I don’t know who you are
though something pulls me towards you,
it’s a feeling I don’t get,
I think my heart may still be deaf.

I tried to understand those words,
I failed to recognise my own voice,
I sacrificed the last bit of my will,
‘till fate gives me back what I lost.

It is hard to look in those eyes
without knowing what lies behind,
a pretty face may reveal
a broken heart made of steel.

I tried to let you out of my world,
I failed to silence my true soul,
I sacrificed the last bit of my will,
‘till fate gives me back what I lost.

Di tè al limone, pioggia e una canzone

Due anni fa, dopo il passaggio di Cleopatra sul mio paese, avrei voluto spiegare in qualche modo le sensazioni di quei giorni, il lavoro svolto dai volontari, tutti gli sguardi delle vittime dell’alluvione, carichi di infinite emozioni, e quel forte senso di solidarietà che si è insediato sin dai primi attimi. Nulla mi sembrava appropriato, ho sempre pensato fosse un po’ arrogante pretendere di parlare di un avvenimento tanto impressionante e traumatico non avendolo vissuto in prima persona, visto che la mia casa non era nella zona allagata, ma in genere quando qualcosa mi colpisce non riesco a lasciar cadere la penna.

Un anno dopo, seguendo le vicende di Genova e preoccupata dalla pioggia che non smetteva di cadere, ho avuto il timore che quell’evento potesse ripetersi. Così, delle parole hanno iniziato a scivolare via, i versi aumentavano e il risultato fu un componimento fatto di strofe e chorus. Senza rendermene conto, mentre scrivevo iniziai a intonare ciò che avevo scritto, lo registrai e lo inviai a Marco. Nessuna particolare ragione mi spinse a farlo, volevo solo condividere qualcosa che sapevo avrebbe capito senza troppe spiegazioni.

Era un pezzo tremendamente lungo, non era pensato per essere una vera e propria canzone. Nonostante ciò, a Marco piacque e mi disse che avremmo dovuto registrarla.

Non mi sono mai sentita all’altezza di poter fare una cosa simile, ma la base che Marco mi mandò dopo solo poche ore mi commosse tanto che pensai di poter fare un tentativo, uno solo, per una buona causa, per lasciare qualcosa che tenesse vivo il ricordo di quanto accaduto, che ci facesse arrabbiare e desse la forza di reclamare quanto dovuto.

Le fasi di registrazione si protrassero per alcuni mesi a causa dei reciproci impegni, con l’aggravante che non risiedevo più a Terralba e riuscivo a recarmi lì solo poche volte al mese. Era la prima volta che mi trovavo davanti a un microfono e all’inizio non ero per niente a mio agio, infatti, Marco, leggendomi come chi mi conosce da 20 anni, introdusse una piacevolissima abitudine: pausa a metà pomeriggio con  tè al limone, per rendere tutto meno formale e ridurre il mio perenne stato ansioso. Più andavamo avanti, più ero sicura di quello che stavamo creando, discutevamo di ogni minima modifica trovando sempre un compromesso che mettesse d’accordo il mio attaccamento al testo e il suo estro creativo.

Tutto il testo è un racconto delle diverse fasi vissute il 18 Novembre: a partire dall’arrivo silenzioso dell’acqua nelle nostre strade, l’abbandono forzato delle case, il ritorno alle stesse e il duro lavoro per liberarle dall’acqua e dal fango. Sensazioni e pensieri dei protagonisti sono rappresentati nei chorus, che costituiscono la parte più introspettiva. La canzone si chiude con una riflessione su quanto accaduto e con la speranza di non venire più sommersi in questo modo, nonostante il timore non sia ancora svanito.

In quei versi ho raccolto le mie sensazioni e ciò che mi è stato raccontato dalle persone incontrate al centro smistamento in quella freddissima settimana di Novembre, arricchito dalle testimonianze a cuore aperto di alcuni amici le cui case e vite sono state colpite dalla muta Cleopatra.

Il testo è in inglese non perché lo volessi a tutti i costi, ma perché è così che “ha deciso” di nascere, così come tante altre cose che ho scritto e che continuo a scrivere. E’ semplicemente la lingua che meglio riesce a interpretare le mie riflessioni e a tramutarle in qualcosa di apparentemente sensato e piacevole alle mie orecchie. 

A Maggio 2014, abbiamo caricato il pezzo su YouTube. La canzone accompagna un video che include immagini girate da Graziano Atzori il 19 Novembre 2013, alcune foto di Terralba e Uras trovate sul web che ritraggono la situazione di quei giorni, e alcune parti girate da noi stessi durante le fasi di registrazione.

Ecco:

—–

Musica: Marco Siddi
Testo: Stefania C.

The restless mind

I feel weird
Don’t know what it’s happening to me
Can’t find a way
To make all of this go away

I’m paralysed
These four walls are getting near
Tell me why
I can’t move and I can’t breathe.

Oh, I’m trapped here
Come, save me.
Oh, I fear
I won’t break free.

Heart beating fast
How long could it last?
Can’t stop shaking
Is it me or the ground beneath?

Unknown demons
I’ve never seen before
Haunt me everyday
Wish I knew how to scare them away.

Oh, I’m trapped here
Come, free me.
Oh, I know that
They’re after me.

And I can’t recognise myself
I won’t keep it buried once again
I’m getting weak
A gleam is all that I need.

SAM_9301

Inner whispers

Sometimes thoughts sound like whispers
we don’t wanna hear,
truth’s hard to define,
we lie to our own face,
something speaks louder.

This pain is not meant to be
let the fire burn everything
there’s no way it’ll ever be ok.

Even the birds have gone away
shattered their homes,
let the wind carry the debris.

I’m tired of playing games
no one fools me again,
my will is all I have,
this voice’s hard to bring down
some hearts beat louder.

When it turns quiet all around
every chord will make sense.

New Year’s Resolutions n.1: “River”

Ho sempre pensato che l’inizio di un nuovo anno non fosse che una data sul calendario, che non interrompesse nulla di quanto già in corso, né comportasse un minimo cambiamento (tanto meno radicale), perché, dopotutto, nonostante questa linea immaginaria di confine, non c’è ragione di pensare che qualcosa possa mutare davvero.
Eppure, qualcuno mi ha fatto notare che lo si potrebbe prendere come un punto di inizio, un “Via” dato da noi stessi per noi stessi. Così, ho pensato a tutte quelle cose che negli anni passati non ho mai avuto la possibilità o il tempo di fare, tutte quelle occasioni mancate, a causa di limiti più o meno involontari o di incertezze auto-imposte.

Seguendo questo flusso di pensieri, ho deciso di prendere per buono quel consiglio e, per quanto patetico possa sembrare, la mia prima scelta per questo “brand new start” è ricaduta su una passione che ho sempre tenuto per me e che solo di recente ha trovato modo di venire alla luce (stop: spoilers).
Quello che segue è uno degli ultimi pezzi che ho scritto, non sono una professionista e non mi aspetto complimenti (semmai l’opposto); in realtà, non mi aspetto proprio nulla, ma se in voi susciterà qualcosa, allora mi farà piacere. Potete leggere e ascoltare, o solo leggere, o solo ascoltare.

River

We’ve been mistaken
I should have known
Our hearts couldn’t collide
Beating out of time.

I closed my ears and eyes
Live in the moment
It was all I ever wanted
Watch it flow, like a river does.

I thought I could fix you
Drown your deepest fears
And sink our worries
Throw the past far behind.

I closed my ears and eyes
To be by your side
Is all that really mattered
run alongshore, like a river does.

I guess I know now
We can’t ever be
Somehow you’re a fine fantasy
Frozen, trapped in a melody.